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Le strade che portano ad Un/Lab, il coworking di Perugia

Spazi e persone: sono due gli elementi necessari all’esistenza di un coworking. Prima di questi, per un coworking di successo dev’esserci un’idea, una visione. È questa visione a veicolare le persone entro spazi condivisi e fare di sale un tempo vuote i contenitori di esperienze, collaborazioni, progetti nati da incontri a volte spontanei, a volte fissati su un calendario.

Ma, nel concreto, quali sono le strade che portano i professionisti a scegliere di un lavorare in un coworking anziché da un ufficio proprio o da casa? Sono strade diverse, alcune tra loro parallele, altre che invece si intersecano, come dimostrano le esperienze degli illustratori, designer, copywriter, formatori e altri professionisti che oggi frequentano Un/Lab, il coworking di Perugia.

Dal negozio al Coworking

La strada più ovvia è la ricerca di uno spazio adeguato alle proprie esigenze lavorative. Da questa strada è arrivato Taboo, innovativo fashion brand made in Perugia che ha fatto della coesistenza di cultura pop e graphic art il suo tratto distintivo.

Quando Taboo approda ad Un/Lab è da tempo una realtà consolidata, e non solo a livello locale: t-shirt e altre creazioni Taboo sono già in vendita online da circa tre anni. Lo sviluppo del canale online è un po’ frenato dalle necessità che impone la gestione di un negozio, in primis la presenza fisica in orari prestabiliti; al tempo stesso il negozio fisico soffre di alcuni cambiamenti avvenuti nel centro cittadino che hanno spostato altrove il baricentro delle attività commerciali e ricreative.

Da qui la voglia di uno spazio nuovo, diverso, in una posizione comoda da raggiungere, senza problemi di parcheggio, e che permetta di sfruttare la notorietà del brand cresciuta con i social senza però trascurare i clienti affezionati.

In quel momento – era il 2019 – Un/Lab è uno spazio ancora in gran parte da inventare. Una sorta di gigantesco foglio bianco a disposizione di aziende e professionisti. Taboo ha fiutato le enormi potenzialità del luogo e ne ha fatto la sua dimora.

“Essere arrivati quando gli spazi di Un/Lab erano ancora in fase di ideazione ha fatto sì che la nostra sede qui sia stata creata in base alle nostre esigenze.” racconta Filippo Micciarelli, responsabile comunicazione di Taboo.

“Un muro è stato buttato giù per avere uno spazio più ampio da dedicare alla produzione, poi è stato aggiunto un soppalco da usare per photoshoot e in parte come showroom. Noi abbiamo portato e riadattato tutto l’arredamento del negozio, in questo modo c’è una continuità con lo spazio precedente. In un certo senso siamo promotori dello stile estetico e concettuale che ha preso Un/Lab. In linea con quel che abbiamo creato noi gli altri spazi di Un/Lab sono stati mantenuti ancora piuttosto spogli: in questo modo chiunque frequenti il coworking può apportare il suo stile, la sua personalità. È un ambiente in continuo divenire, viene e verrà definito dalle persone che lo frequentano”.

Dalle collaborazioni al coworking

Sono invece collaborazioni già nate, in cerca di un terreno più proficuo alla nascita di fermenti artistici, a portare nelle sale di Un/Lab gli illustratori Marco Leombruni, Chiara Galletti, Lucia Baldassarri e Matteo Gaggia.

Il filo rosso che li unisce è la militanza artistica in Becoming X, un collettivo di artisti, disegnatori, fumettisti, designer, stampatori artigiani e musicisti che conta più di 50 membri. Il pubblico può vederli all’opera durante gli eventi live drawing organizzati da Becoming X in collaborazione con locali, associazioni ed altre realtà del territorio. Ma nella loro quotidianità questi artisti dove lavorano?

Marco, Chiara, Lucia e Matteo hanno scelto le sale di Un/Lab per uscire dall’isolamento del lavoro da casa. Non è una scelta casuale: a portarli in Un/Lab è una conoscenza comune, ovvero Daniele Pampanelli, art director di Archi’s Comunicazione e figura-chiave in Becoming X. La strada percorsa, dunque, è quella delle relazioni sociali.

Proprio le relazioni sono il valore aggiunto di un coworking secondo i quattro illustratori.

“Benedetti siano i pranzi!”, dice Chiara. “La pausa pranzo è il momento in cui nascono alcune delle nostre idee migliori. Cucinare con Marco, poi, è quasi una pratica zen. Quando lavoriamo siamo immersi in quel che facciamo, indipendenti l’uno dall’altro, perché la creazione è un momento solitario. Ma il fatto di condividere degli spazi porta inevitabilmente ad avere dei momenti di condivisione in cui si chiacchiera e da lì magari nascono delle nuove opportunità. O magari semplicemente ci si rilassa, ad esempio il venerdì finito di lavorare ci beviamo una birra insieme. È importante avere un equilibrio tra la componente creativa, che è solitaria, e la componente sociale. Ne beneficiano sia la produttività sia la qualità della vita”.

Un altro vantaggio di lavorare in coworking su cui tutti concordano è la netta separazione tra luoghi di lavoro e luoghi di riposo.

“Quando cambi ambiente a un certo punto smetti di lavorare. Puoi fare anche tardissimo, ma nel momento in cui vai a casa il lavoro per quel giorno è finito. Quando invece hai lo studio in casa tendi a continuare all’infinito, e anche se smetti il lavoro è sempre lì davanti ai tuoi occhi, non c’è un vero stacco”, dice Marco. Ne sa certamente qualcosa sull’argomento, visto che a oggi detiene il primato di resistenza ad Un/Lab con una giornata lavorativa conclusa alle quattro del mattino!

La quotidiana condivisione di spazi ha rafforzato il legame personale e professionale tra Chiara, Marco, Lucia e Matteo. Dalla loro esperienza in comune sta per nascere una nuova realtà collettiva. Un nome esiste già, qualcuno dice che si può già diffondere, qualcun altro vuole pensarci ancora un po’ su. Ne sentiremo parlare certamente.

Dalla ricerca online al coworking

Dalle relazioni sociali alle opportunità della rete: è una strada completamente diversa da quella percorsa dai quattro artisti quella che porta ad Un/Lab Arianna Pellegrini, autrice del blog La Ragazza con la Valigia. A caccia di informazioni per un articolo sul nomadismo digitale in Umbria digita “coworking Perugia” nel campo di ricerca di Google e scopre una realtà cittadina di cui ignorava l’esistenza. Incuriosita, chiede un incontro per vedere gli spazi e fare qualche domanda su come è nata l’idea, chi frequenta il coworking.

L’incontro è più di una breve intervista e durante la chiacchierata emerge un punto d’incontro tra due esigenze contrapposte. Dal virtuale la relazione passa al faccia-a-faccia e diventa appuntamento settimanale. Anche la scrittura va nutrita con stimoli sempre nuovi, e non si sa da dove possano arrivare. Magari da una frase buttata lì durante un pranzo veloce, o sentita nei corridoi. Magari da una birra il venerdì sera.

La tua strada verso il coworking

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Ad Un/Lab succede tutti i giorni.

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